Bolletta luce e gas: differenza tra consumi rilevati e stimati

Bolletta luce e gas: differenza tra consumi rilevati e stimati

Leggere le bollette della luce e del gas a volte può sembrarci complicato. Quando ci troviamo di fronte al prospetto la nostra attenzione è tutta focalizzata sull’importo dovuto, che poi è ciò che realmente ci interessa, ma se andiamo ad approfondire i dettagli per provare a capire come è stata calcolata quella cifra è facile che emerga qualche perplessità.

Nel riepilogo iniziale, sotto la voce letture e consumi, troviamo ad esempio una distinzione tra consumi rilevati, consumi stimati e consumi fatturati. La prima cosa che viene da chiederci è: in cosa si distinguono? A quali di questi dobbiamo prestare maggiore attenzione? La differenza può apparire abbastanza intuitiva, ma avere ben chiari questi concetti è fondamentale per poter comprendere appieno la bolletta della luce e del gas e leggerla con maggiore consapevolezza. 

Proviamo allora ad analizzarli più approfonditamente.

 

Consumi rilevati: cosa sono?

Per consumi rilevati si intende la quantità di kilowattora (kwh, se parliamo di energia elettrica) o di metri cubi (smc, se parliamo di gas) che sono stati consumati dall’utente in un determinato intervallo di tempo. Questo intervallo coincide con la differenza tra due letture: quella all’inizio e quella alla fine del periodo di riferimento indicato sulla bolletta. In poche parole si tratta dell’energia effettivamente consumata dall’utente nella sua abitazione.

Per determinare i consumi rilevati è necessaria una lettura del contatore della luce o del gas. Quest’ultima può avvenire in due modi:

  • Tramite autolettura, quando è l’utente stesso a visualizzare le cifre sul contatore e a comunicarle al fornitore tramite gli appositi canali (ad esempio il sito internet o il numero verde). Questa modalità ormai è valida quasi unicamente per il gas, in quanto quasi la totalità dei contatori luce sono teleletti.
  • Tramite lettura diretta da parte delle società fornitrici. 

La delibera 296/2006 ha stabilito la sostituzione dei vecchi contatori e l’installazione presso le utenze finali di apparecchi elettronici in grado di leggere il consumo a distanza con una frequenza minima di una volta al mese, in modo da garantire ai clienti solamente il pagamento dell’energia effettivamente utilizzata. 

Tuttavia questa normativa non è ancora stata applicata uniformemente e pertanto, in assenza di autoletture, i fornitori a volte non conoscono la quantità esatta di energia consumata in un’abitazione. Ecco perché in bolletta può capitarci di trovare un’altra voce, oltre a quella dei consumi rilevati.

 

Consumi stimati: come sono calcolati?

Quando la società fornitrice non ha accesso diretto ai consumi effettivi e non riceve regolarmente l’autolettura da parte del cliente, effettua una stima dei kwh o degli smc basandosi sui dati storici di quell’abitazione

Questo significa che quella cifra non corrisponde a ciò che effettivamente è stato consumato, ma che si tratta solamente di un’ipotesi, fondata sui consumi reali rilevati in passato nello stesso periodo dell’anno. Per questo parliamo di consumi stimati.

Facciamo un esempio: se nel periodo che va dal 31 luglio al 30 settembre 2019 sono stati consumati 30 smc di gas, in assenza di autoletture il fornitore addebiterà un consumo simile per lo stesso intervallo di tempo del 2020.

Nel caso di nuovi clienti, mancando dati storici, la stima sarà basata su alcuni parametri comunicati al momento della firma del contratto, come il consumo annuo e la tipologia di apparecchiature utilizzate in casa.

 

In definitiva, quali sono i consumi fatturati?

Ciò che il fornitore fattura in bolletta, e che quindi l’utente è tenuto a pagare, può dunque essere frutto di una lettura dei consumi effettivi oppure di una semplice stima. In quest’ultimo caso ci si ritroverà di fronte a due situazioni possibili:

  • il consumo stimato è superiore a quello reale
  • il consumo stimato è inferiore a quello reale

In entrambi i casi la differenza sarà adeguata nella cosiddetta bolletta di conguaglio, che può prevedere un accredito a favore del cliente (nel primo caso) o un ulteriore addebito (nel secondo).

Il conguaglio viene generalmente effettuato una volta all’anno ed è calcolato o sulla base delle autoletture oppure della lettura annuale che le società fornitrici sono tenute per legge ad effettuare. In questo modo, anche se nel corso dell’anno ci sono stati addebitati dei costi non veritieri, ogni differenza sarà coperta.

 

 

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